AZIONI EVERGETICHE ATTIVE 

 

Dopo un primo periodo di necessaria sperimentazione dei concetti che abbiamo elaborato per il progetto Evergetico, iniziamo a muovere i primi passi impegnandoci in azioni azioni concrete tese al sostegno ed alla valorizzazione, attraverso il Cultural Placement, dei Patrimoni Culturali materiali ed immateriali della Città di Napoli.
 
Il Bene Culturale materiale selezionato per queste attività è l'Arte Sacra Cristiana che si rappresenta nelle centinaia di Chiese napoletane fondate ed arricchite di preziose opere d'arte dal Popolo napoletano.  
 
Un Patrimonio Culturale Immateriale della Città di Napoli si rappresenta invece nelle tradizioni che si sono tramandate, nei suoi secoli di Storia, dalle Arciconfraternite napoletane.   

Le Confraternite

Un notevole esempio di associazionismo dei laici è costituito dalle Confraternite che si sono sviluppate tra medioevo ed epoca moderna.

 

Tale esperienza cristiana aggrega un gruppo di fedeli allo scopo di venire incontro – attraverso la mutua assistenza, opere di carità e di pietà – ad esigenze differenziate ed avvertite da larghi strati delle popolazioni urbane e rurali alle quali le istituzioni allora esistenti non erano in grado di dare una risposta adeguata.

 

Per gli associati o membri essa costituisce, in diverse misure, un luogo di socializzazione, di scambio di idee e di elementare acculturazione; ed è anche mezzo notevole d’inserimento sociale tramite la partecipazione degli associati alla gestione di opere e iniziative, e l’embrionale mutua assistenza in contingenze difficili.

Ma soprattutto, l’esperienza confraternale offre ai membri un concreto e puntuale impegno religioso, una prassi comunitaria cultuale, liturgica e di preghiera, e una partecipazione a benefici, indulgenze, e suffragi per le proprie anime.

 

In Italia l’esistenza delle confraternite è provata già dal secolo IX in poi. Riscontri e documenti più precisi per il secolo X attestano (già) l’esistenza a Napoli di diverse associazioni miste di chierici e laici. (…)

 

Le Confraternite ebbero grande sviluppo tra il quattordicesimo ed il diciottesimo secolo, diffondendosi in modo capillare in tutta l'Europa, come testimoniano le loro sedi ancora oggi.  (…)  

 

Molte di esse, finanziariamente forti per lasciti, donazioni e contribuzioni dei confratelli, poterono fondare ospedali, ospizi per poveri e pellegrini, orfanotrofi e conservatori per ragazze a rischio, erigere chiese, oratori e monumenti, organizzare e gestire scuole per diffondere l'istruzione e l'educazione religiosa, gestire luoghi di sepoltura. Contribuirono allo sviluppo delle Arti, dotando le loro sedi di sculture, di dipinti, di decorazioni, di ori ed argenti lavorati, di paramenti pregiati, di biblioteche; diedero importanza alla Musica ed al Canto liturgico che praticarono assiduamente durante le funzioni religiose e nelle Sacre rappresentazioni. (…)

 

Gran parte di questo patrimonio artistico e culturale è giunto sino a noi ed è tuttora custodito, per fortuna, nelle loro Chiese ed Oratori e nelle secolari Tradizioni; nei loro archivi si conservano documenti di notevole importanza attraverso i quali è possibile conoscere le vicende delle confraternite e non solo di esse, per i continui riferimenti agli avvenimenti piccoli e grandi dei tempi che le interessarono. (…)

 

L'instaurarsi in Europa di forme di individualismo interiore verso le quali si orientò la cultura moderna, prevalentemente ispirata a canoni derivanti dalla cultura nordica e da protestantesimo, nonché le tendenze alla laicizzazione ed alla statalizzazione delle associazioni che sin dalla loro costituzione e per secoli erano vissute, pur con notevole autonomia, all'interno e nel cuore della Chiesa cattolica, si concretizzarono in Italia con una legge dello Stato che ne previde la concentrazione in nuovi organismi, in parte riuscita, segnatamente per quelle che avevano fini preminentemente assistenziali.

Quel provvedimento legislativo di fatto decretò la fine di molte pie istituzioni o l'indebolimento di altre. Il termine "Confraternita" in quel particolare momento storico, vuoi per mancanza di adeguate conoscenze da parte di molti,  o per deliberata e pretestuosa contrapposizione, divenne sinonimo di ‘associazione ristretta’, quando non retriva, ed espressione di arretratezza talvolta riferita, con qualche punta di malevolo preconcetto, alle particolari condizioni in cui era stato fatto precipitare il Sud dell'Italia dove molte confraternite (sono) sopravvissute per il diverso modo di intendere, da parte delle sue popolazioni, la Fede, l'Essenza della Vita e le Tradizioni.

Oggi questo Patrimonio Materiale ed Immateriale, eredità della secolare tradizione di Napoli è ancora custodito nelle Arciconfraternite napoletane.

Le Arciconfraternite napoletane

Con memoria dello spirito solidale e del mecenatismo che ha contraddistinto i napoletani nei secoli, chiamiamo l'attenzione dei Cittadini napoletani di oggi a voler contribuire ad azioni evergetiche per il Patrimonio Culturale di Napoli custodito nelle sue 260 Arciconfraternite.   

Le prime Arciconfraternite che saranno coinvolte in un programma pilota sono:

 

 

In connessione alle attività previste per l'Arciconfraternita S.MARIA del POPOLO agli INCURABILI sono previste azioni di RECUPERO, per la CONOSCENZA, la VALORIZZAZIONE e la PROMOZIONE del Cimitero di Santa Maria del Popolo agli Incurabili meglio conosciuto come CIMITERO delle 366 FOSSE, commissionato nel 1762 da Ferdinando IV di Borbone all'architetto Ferdinando Fuga, che realizzò un'opera degna di rilievo per l'introduzione di criteri di razionalizzazione delle sepolture, del tutto coerente con lo spirito dell'"epoca dei lumi; questo fu il  primo esempio in Europa di cimitero cittadino specificamente dedicato ai poveri, che si colloca nell'ambito dell'attenzione dedicata da Ferdinando IV di Borbone alle classi meno abbienti. La sua realizzazione fa infatti da contraltare a quella del Real Albergo dei Poveri, progettato dallo stesso Fuga. Fu inoltre in assoluto il primo cimitero europeo ad essere costruito al di fuori delle mura cittadine, 32 anni prima dell'editto di Saint Cloud (Décret Impérial sur les Sépultures), emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804. 

 

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